Ehi, ma le sanzioni funzionano
Secondo il Fondo monetario internazionale, l’Iran è nel pieno di “una delle riforme economiche più audaci mai tentate in medio oriente”. I panni del riformatore addosso a un tipaccio come Mahmoud Ahmadinejad non stanno benissimo (non che le sue giacchette informi gli si addicano di più), ma pare che le sanzioni imposte dall’occidente in seguito al continuo spernacchiamento di Teheran sul programma nucleare stiano avendo effetti insperati.

Il piano, spiegato al Wall Street Journal dall’insolita coppia Fmi-governo iraniano, è in due fasi: tagliare i sussidi con cui si foraggia quasi tutta la popolazione e, con i soldi risparmiati, pagare in contanti le aziende e i cittadini più esposti alla crisi. Ali Khamenei, finora, era stato categorico: i sussidi ci garantiscono la stabilità politica, guai a toccarli. Ma la Guida suprema sa che l’inflazione è ben oltre il 14 per cento dichiarato e che le bollette sono da troppo tempo a costi impraticabili. Tutto il regime rischia, la primavera araba non è poi così lontana. Allora ben venga l’idea di un assegno per le famiglie povere, 40 dollari al mese, per rimettere in moto la catena alimentare dell’economia nazionale.
Ahmadinejad forse non ce la farà, sta già crollando sotto il peso dei primi costi della riforma e, secondo le stime del Wall Street Journal, il piano di tagli gli darà al massimo il 40 per cento dei guadagni sperati. La lotta di potere con Khamenei sta logorando il governo e il Parlamento, dando vita a scontri che possono davvero dare scossoni al regime, ben più di quelli dati dai ragazzi iraniani dell’Onda verde che hanno perso la vita inseguendo l’illusione di avere alleati nel Palazzo.
I buoni propositi di Teheran sono tutti da verificare, naturalmente: l’inganno è l’arma migliore degli ayatollah nei confronti della comunità internazionale assetata di buone notizie. Ma se davvero l’esito delle sanzioni fosse una redistribuzione della ricchezza in Iran, questo sarebbe il primo grande successo dell’acciaccato smart power occidentale.